intervista segreta all'ale del SOCIAL LAB, scuola di maglia ed uncinetto a Milano

Il Social Lab nasce durante il Covid. È stato un caso o una scelta?
Non è stato un caso, ma la volontà di trasformare un momento complesso in un’opportunità. È qualcosa che mi appartiene da sempre: fin da piccola niente è stato facile eppure tutto è fluito senza drammi perché  ho sempre cercato di cambiare prospettiva alle cose, trovare una possibilità dentro le difficoltà.

La tua creatività ha radici molto particolari. Da dove nasce davvero?
La mia vita è un intreccio continuo tra realtà ed immaginazione.
Ho vissuto esperienze concrete, ma anche esperienze profondissime tra le pagine dei libri.

I libri mi hanno cambiato la vita, mi hanno salvato la vita; autori che senza saperlo raccontavano le loro storie che sono diventate le mie (Torey L. Hayden Una bambina; IL buio olte la siepe, Harper Lee, Gente Senza Storia, Judith Guest). Mi sono immedesimata nei problemi dei protagonisti e la loro capacità di reagire è divenuta la mia.

Ed ho voluto creare un luogo dove tutte queste persone, ricchissime di emozioni e capacità potessero sentirsi al sicuro ed esprimersi attraverso la loro creatività.

Che ruolo ha avuto la dislessia nel tuo percorso creativo?
Anche la dislessia per me è stata un’opportunità.
Mi ha insegnato ad ascoltare. Non sapevo leggere ma adoravo leggere. Quando ero piccola sono nati  "I racconta storie" oi "c'era una volta" dei veri capolavori editoriali da ascoltare con i racconti dei migliori autori del mondo letti dalle incredibili voci degli attori italiani più straordinari ( ricordo Ottavia Piccolo,  Vittorio de Sica, Oreste Lionello) .

All’inizio mentre ascoltavo le fiabe  annotavo parole che mi colpivano, e i romanzi si trasformavano in poesie. Poi poco alla volta ho iniziato a ricamare a punto croce, lavorare a maglia ed a creare progetti all'uncinetto.

È sempre lo stesso atteggiamento trasformare un situazione in un'opportunità.

Perché proprio l’uncinetto?
E' lo strumento piu facile e piu versatile, diciamo che è come chiedere , perchè scrivere con la penna nera? E' il mezzo piu veloce per iniziare e poi si puo creare qualsiasi cosa, esattamente come con una semplice penna bic, si possono scrivere poesie disegnare capolavori , scrivere trattati di matematica! L'uncinetto è una matita da disegno su un foglio bianco!


Sei una nostalgica dei tempi antichi?

Io?! NO NO!! Metto solo sneakers e non so proprio pensare ad una vita dove le donne non abbiano tutti i diritti che faticosamente abbiamo conquistato e stiamo conquistando! Non si tratta di recuperare una tradizione in modo nostalgico. Si tratta di riscriverla.
L’uncinetto è passato dall’essere un gesto domestico a diventare un linguaggio contemporaneo. E quando qualcosa diventa desiderabile, cambia tutto: pubblico, valore, percezione.

Nel tuo lavoro le persone sembrano centrali. È così?
Sì, sempre. Io cerco le persone. Cerco le mani. Cerco le emozioni.
Cerco una fratellanza silenziosa tra donne che, spesso, non sanno nemmeno di essere speciali.

Il mio desiderio è creare una rete: donne che si riconoscono, si ritrovano, si sostengono.
Il Social Lab è questo prima di tutto.

Quanto conta la città di Milano in questo processo?
Tantissimo.

La bellezza di una città non è solo nei palazzi, ma nell’operosità delle persone, nella voglia di fare bene, e qui a Milano ve ne è moltissima . Il milanese imbruttito lo spiega benissimo:  punta sempre all'efficienza, non ha tempo da perdere ed aspira alla perfezione. Io lo amo il milanese imbruttito e sto cercando di creare un posto deve possa rilassarsi quando si accorge che tutta questa ricerca della perfezione ed efficienza è disumana!
È l'energia milanese  che entra nei miei progetti e si trasforma in creatività.

Per questo non creo mai suppellettili o presine destinate a perdersi in un cassetto.
Creo accessori, oggetti quotidiani, cose che accompagnano la vita, accessori per abbellire la città.

Per me la quotidianità non deve essere banale ma arricchita di creatività.


Quanto è importante per te il Made in Italy?
È fondamentale.
Non solo perché sono italiana, ma perché qui esiste un’eccellenza unica nella lavorazione dei filati che non vi è altrove. Negli corso degli anni abbiamo imparato dagli inglesi e dai francesi, abbiamo studiato, provato, modificato ed alla fine siamo arrivati all'eccellenza e mentre loro hanno smesso di crederci noi ci crediamo ancora. Uso filati italiani anche quando in realtà capisco che il settori sia in difficoltà e la crisi è terrible. 

Faccio sempre l’esempio della farina (e non solo perché penso sempre a mangiare!!) perché la farina è un ingrediente che nel mondo abbiamo tutti. Ma ammettiamolo: noi in Italia ne abbiamo saputo fare un capolavoro. Penso alle centinaia di tipi di pasta diversi, con i relativi sughi diversi; penso ai tanti tipi di pane, che non annoiano mai e che anzi ormai sono sempre più creativi e incredibili, con miscele straordinarie. E penso ai dolci, biscotti, torte, pasticcini… pensiamo al tiramisù, alla pastiera: abbiamo fatto sposare i biscotti con il mascarpone! Devo dire che in Italia sappiamo creare delle eccellenze, ed è per questo che amo il Made in Italy.

Le materie prime sono ovunque, ma il modo in cui le lavoriamo racconta una storia.
È un sapere costruito nel tempo, ed è qualcosa a cui mi sento profondamente legata.

E Parigi? Torna spesso nel tuo racconto.
Parigi è parte di me.
Mia mamma lavorava nel prêt-à-porter già negli anni 70 e mi portava con sé nei suoi viaggi, ho saltato tanti giorni di scuola ma era meraviglioso:  io passavo il tempo fuori dalle sedi dei marchi francesi ad aspettarla. Non vi era un cellulare, o un ipad, ed i cafè di Parigi non erano quello che sono ora. Io rimanevo per strada, camminavo, incollavo la faccia alle vetrine della città, ero lì, con gli occhi pieni di immagini, vedevo tutto  senza toccare nulla.
guardavo, assorbivo, immaginavo.

Quell’esperienza mi ha insegnato ad amare la città  vista da fuori: le strade,  i balconi, i cestini della spazzatura, i lampioni ( quanto amo i lampioni) , le insegne, i dettagli.
È lì che è nata una parte importante del mio sguardo.

Uno dei tuoi progetti più forti è legato allo spazio urbano. Ce lo racconti?
Sì, ed è qualcosa che voglio assolutamente rifare. Devo ringraziare il comune di Milano e in particolare il Municipio che ha racconlto ed assecondato questo mio progetto di organizzare un PIC KNIT per strada.

Mi piace rallegrare la città di manufatti creati con la solidarietà delle persone, vicine e lontane.
Abbiamo vissuto un momento bellissimo, vestendo i dissuasori della sosta di vadi di firi all'uncinetto: occupare una piazza e insegnare uncinetto gratuitamente, circondata dalla comunità delle persone creative è meraviglioso.

Perché il SOCIAL LAB apre solo un giorno a settimana?

Perchè siamo piccoline, siamo poche ragazze con sogni molto grandi. Ogni giovedì ci ritroviamo. Il resto della settimana è ricerca, sperimentazione, sviluppo. Lavoriamo anche per altri marchi di pret à porter, per maglifici e filature italiane. Mettiamo a disposizione la nostra creatività e passione al mondo del tessile e del pret  à porter. Perche non esiste solo l'alta moda, esiste il Made in Italy in tutte le sue sfumature!
Abbiamo bisogno di tempo per pensare, non solo per produrre.

Qual è il tuo sogno più grande oggi?
Entrare nei balconi delle città.

Creare qualcosa che valga la pena guardare, che inviti le persone ad alzare lo sguardo.
Vorrei che, camminando, qualcuno si sentisse più leggero.
Che si riconoscesse. Che si sentisse parte di qualcosa.

Il tuo stile richiama spesso l’Art Nouveau. Perché?
Perché è rottura. È movimento. È libertà.

L’Art Nouveau rompe le linee rigide, cerca leggerezza, altezza, slancio.

Le geometrie mi piacciono, ma mi stanno strette.
I miei quadrati saranno sempre un po’ imperfetti, un po’ sbilenchi.

Come le persone.
Come la vita.

Guardando il presente, perché l’uncinetto sta tornando così forte?
Perché oggi abbiamo bisogno di autenticità.

Internet ha reso tutto accessibile, ma ha anche creato saturazione.
L’uncinetto è lento, concreto, personale.

È terapia, è sostenibilità, è identità.
Ed è per questo che oggi parla a così tante persone.